martedì 8 novembre 2011

WRITING TUESDAY: ASTRUSO

Appuntamento con il WRITING TUESDAY lanciano da Silbietta di INTERNO 105.

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LA MOSTRA

Sono passati sei mesi dall’ultima volta che sono uscita. Esco di casa quasi tutte le mattine per andare all’Università , ma il resto del tempo me ne sto chiusa in casa.
Siamo a gennaio e finalmente anche la stagione rispecchia il mio stato d’animo. E’ stata dura affrontare metà Estate e un Autunno mite senza di lui.

Gi amici mi hanno detto che il tempo mi avrebbe aiutato a dimenticare e a star meglio, che funziona così per tutti. Inutile dire che per me questa regala non ha funzionato. Ovvio che se doveva esserci un’eccezione, quella dovevo essere io. E ti pareva!

Oggi ho deciso di uscire. E’ un inizio.

Sono diretta alla mostra fotografica di MANLIO, famoso fotografo, conosciuto per le sue fotografie che immortalano persone comuni nei loro momenti di grande felicità. Le sue immagini hanno fatto il giro del mondo. Ed oggi si inaugura la sua nuova mostra, qui a Parigi.

In realtà non avevo molta voglia di andare, ma il biglietto me l’ha regalato mio fratello e non volevo fargli un torto. Forse pensa che vedere facce felici mi sarà di ispirazione. Io credo che sarà deprimente visto il mio umore, ma devo ammettere che sono curiosa visto che questa mostra è avvolta da grande mistero. L’artista non ha voluto svelare nulla tranne il titolo: ASTRUSO.

E’ doloroso, dopo tanto tempo, passare per le strade che percorrevo con lui, i ricordi mi tolgono il respiro come quest’aria fredda. Affondo ancora di più il viso tra sciarpa e cappello rosso fuoco, colore che si fa decisamente notare. E’ strano che il mio bisogno di nascondermi, alla fine, si concretizzi nell’essere più appariscente. E’ una cosa che non capirò mai. Forse succede perché voglio distogliere l’attenzione da me e da quello che sento.

La mostra si apre su una stanza vuota dove, su un pannello, troviamo un messaggio dell’artista:

“Astruso: difficile da comprendere perché oscuro, complicato.”
Credo che questo termine si associ bene alla tristezza. Il dolore è un sentimento complicato, comprensibile solo a chi lo sta vivendo. Esperienze simili possono avvicinarci ad un altro essere umano, ma solo noi possiamo comprendere il nostro dolore, che è unico ed astruso.
Le immagini che ho catturato parlano di dolore.
Non è un tentativo di comprenderlo, ma piuttosto un modo di evidenziare che, grande o piccolo che sia, merita rispetto e comprensione.

Con grande sorpresa di tutti, la galleria è piena di immagini di persone in lacrime, disperate ed affrante. Le fotografie sono alte due metri e sono tutte in bianco e nero. Suppongo che l’artista abbia pensato che il colore non fosse adatto ad un’anima che soffre e non posso dargli torto.
Mi sento a mio agio mentre percorro le varie stanze della mostra. Gli scatti sono straordinari. Ritrovo la stessa intensità delle sue foto precedenti nonostante qui nessuno sorride ed è felice.

Mi hanno colpito soprattutto le foto che ritraggono dei bambini. I loro piccoli dolori, che fossero un ginocchio sbucciato o un giocattolo perso, sono rappresentati con grande considerazione. Rispetto. Ecco la parola giusta. Non avevo mai pensato che, per quelle piccole persone, fosse davvero complicato affrontare situazioni che per noi adulti sono sciocche e semplici. E ho ritrovato in quelle immagini la sensazione di vulnerabilità che provo anche io quando soffro. Le stesse lacrime, lo stessa confusione e paura, il sentirsi totalmente fragili e indifesi.

Nell’ultima sala dell’esposizione quasi mi viene un colpo. Sulla parete in fondo c’è appesa una mia foto. All’inizio ho creduto di sbagliarmi. La fotografia è stata scattata da lontano ma quella è la quercia del parco vicino casa mia e c’è una ragazza che piange con la testa nascosta tra le braccia. E quella ragazza sono io, il giorno che lui mi ha lasciato.
Mi prende una strana agitazione come se le persone che sono lì possano riconoscermi. Nella foto il mio viso in lacrime non si vede, in effetti se non fosse per il tema della mostra potrebbe sembrare che sto facendo la conta. In quel momento si avvicina un gruppo di persone ed un ragazzino dice alla madre:

- Guarda mamma, sta giocando a nascondino.”

Ecco! Appunto.

Mi metterei a ridere ma mi sento spaesata. Ogni singolo istante di quel pomeriggio di luglio mi torna in mente: io che confesso il mio errore, io che lo imploro di perdonarmi, io che gli apro il mio cuore e gli dico di amare lui e soltanto lui. Ma lui è irremovibile. Lui che, con poche parole, decide di non darmi una seconda possibilità. Il suo sguardo che triste ed arrabbiato è più forte di un urlo e mi penetra il corpo e l’anima. Lui che se va ed io che piango appoggiata alla quercia del nostro primo bacio.

Le lacrime iniziano a rigarmi il viso. Vorrei scappare lontano da quell’immagine, dai quei ricordi, ma non riesco a muovere un muscolo, come se fossi ipnotizzata da quella fotografia.

Alla fine mi costringo ad andarmene. Mi volto e lui è davanti a me. Non so che fare, non so che dire. L’unica cosa che mi riesce è piangere. Anche lui sembra confuso e i suoi occhi passano di continuo da me alla fotografia.
Alla fine il suo sguardo mi dice che ha realizzato quello che è successo.

- Sembri davvero triste in quella foto?

- Lo sono ancora. Mi manchi da impazzire.

Lui sospira e continua a guardarmi come in cerca di una risposta ed io mi sento come un condannato a morte in attesa dell’esecuzione della pena.

- Ora capisco perché mia cugina mi ha regalato questo biglietto, facendomi promettere di venire assolutamente. Hai organizzato tutto per incontrarmi? Lo sai che i sotterfugi non mi piacciono.

Sua cugina e la ragazza di mio fratello.

- No. TI giuro che non ne sapevo nulla. E’ mio fratello che mi ha regalato il biglietto. Credimi, ti scongiuro, credimi.

Mi sento svenire. Voglio uccidere mio fratello.

- Ok. Ti credo! Ci hanno fregato per benino, vero?

Lui accenna un sorriso ed io mi sento come colpita da un raggio di sole dopo un temporale. Vorrei sorridergli ma non sento di meritarlo, mi sento confusa e credo di non aver ancora smesso di piangere. In questo momento non so nemmeno dove mi trovo. Poi lui si avvina a me, mi asciuga le lacrime e mi dice:

- Mi sei mancata anche tu.

Gli butto le braccia al collo e lui ricambia il mio abbraccio.

- Oh Mia, non so come faremo a ricominciare ma voglio provarci. Sarà astruso.

E scoppia a ridere. Stavolta mi sento di poterlo fare anche io e davanti al nostro albero, anche se in fotografia, Eric mi bacia di nuovo.

6 commenti:

polepole ha detto...

eh, anche per me c'è stata un'astrusa battuta d'arresto... ;)

Ma ne riparliamo domani, eh?
bacio

Antonella - ATTIMI DI LETIZIA ha detto...

e sì pole :) ne riparliamo domani :)
l'idea per astruso c'è da un po' ma il metterlo nero su bianco sta andando a rilento..vuoi per il tempo, vuoi che mi serve la giusta ispirazione per trovare le parole giuste :)

un bacione tesoro
Antonella

Sig.na Silvietta ha detto...

Che bella idea che hai avuto!!! E' splendido il modo e il luogo in cui hai scelto di far "rinascere" un amore!

Antonella - ATTIMI DI LETIZIA ha detto...

@Sig.na Silvietta: grazie :)

busshin ha detto...

hai creato una bellissima atmosfera..
ti vien la voglia di conoscerli meglio quei due..secondo me potresti costruirci addosso un romanzo!
bacio

Antonella - ATTIMI DI LETIZIA ha detto...

@busshin: grazie basshin :) troppo gentile. bacio

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